lunedì 4 novembre 2013

Il cinema romeno in Italia

Articolo pubblicato nell'inserto Chiamami Cittadino n.622/2009 del giornale Chiamami Città


L'integrazione degli immigrati in Italia dovrebbe avere come fondamento la reciproca conoscenza tra italiani e stranieri. Un approccio alla cultura del paese
di arrivo è quasi scontato, visto l’accessibilità ai mezzi di diffusione: televisione, giornali, mass-media in generale. Più difficile sembra il processo inverso, ovvero far conoscere agli italiani le culture e la storia dei nuovi abitanti delle città italiane. Per questo motivo, le comunità di stranieri in Italia organizzano eventi di presentazione delle loro tradizioni e costumi, ricorrendo spesso anche ai “peccati di gola” per incuriosire ancora di più il pubblico italiano. Il giovane cinema romeno, scoperto nei festival internazionali, porta il suo contributo alla reciproca conoscenza tra italiani e romeni mettendo sotto i riflettori il passato non molto lontano di un popolo che vanta la sua latinità.
Da pochi giorni è uscito in Italia il film “Racconti dell’età dell’oro” che presenta attraverso 4 episodi il dramma di un popolo incatenato dalla dittatura. Storie comiche, bizzarre, strane che usano la risata per portare al centro dell’attenzione problemi gravi che dovevano essere affrontati quotidianamente: la fame, la paura del regime, l’incertezza del domani, la povertà.
La maggior parte dei romeni in Italia ha vissuto quei tempi e ne conserva un ricco bagaglio di ricordi. Come si potrebbero dimenticare le lunghe file per comprare il cibo, i negozi quasi vuoti, la mancanza della corrente e dell’acqua
calda, i programmi televisivi di propaganda, i canti patriottici, la paura del vicino di casa?
Buona visione a tutti!

“Basta razzismo, basta retate, basta intolleranza”

Articolo pubblicato nell'inserto Chiamami Cittadino n.622/2009 del giornale Chiamami Città
 
"Siamo tutti clandestini, NO al pacchetto sicurezza”, “Basta razzismo, basta retate”, “Siamo nati liberi”, “10.000 migranti morti in questo mare”, “No ai respingimenti, Diritti di cittadinanza per tutti e tutte”, “Fuori i razzisti dalla nostra città”, “Biagini a moul khol” (Biagini sei senza cuore), ecco gli slogan e le voci che hanno animato la manifestazione antirazzista e contro il pacchetto sicurezza svoltasi nella nostra città il 26 scorso. Il corteo che ha visto insieme immigrati sopratutto appartenenti alla comunità senegalese e italiani ha percorso le strade di Rimini dal mare al centro storico denunciando ad alta voce il razzismo che si intravede nelle misure prese dal Governo, col pacchetto sicurezza, contro gli immigrati e il clima di paura che è stato instaurato quest’estate nella capitale del turismo di massa che ha visto le sue spiagge invase dalle pattuglie alla ricerca con tutti i mezzi (elicotteri, imbarcazioni, fuoristrada) dei venditori abusivi di origine straniera. Adesso più che mai si
sente il bisogno della memoria: gli italiani, come gli stranieri che hanno trovato casa e lavoro in Italia, sembrano aver dimenticato la storia recente in cui
immigrati erano proprio loro, obbligati a sopportare discriminazioni e razzismo. Invece di trattare i fratelli arrivati da lontano con compassione in virtù del diritto alla dignità, l’Italia approva il pacchetto sicurezza che mette in discussione anche coloro che da 15-20 anni qui vivono, producono reddito e
versano contributi. Si chiede, quindi, di affrontare i problemi che si registrano nella nostra città usando il dialogo diretto con le persone interessate.
La manifestazione è stata anche l’occasione per chiedere un area per il mercato dove immigrati con licenza possano vendere la loro merce senza essere impossibilitati nella loro attività lavorativa. Inoltre, si è chiesta l’apertura di una vertenza pubblica riguardante i casi di tanti senegalesi regolari e con contratto di lavoro, ma il cui rinnovo dei permessi di soggiorno è stato bloccato a causa di condanne penali, in alcuni casi di 10 anni fa, per vendita ambulante senza licenza.
Rispetto, dignità, libertà, ecco le voci di coloro che, anche se di nazionalità diverse, si sentono parte di questa città e vogliono contribuire alla creazione di
una comunità che dice “Basta razzismo, basta retate, basta intolleranza”.

Ecco i primi consiglieri “comunitari” romeni eletti in numerosi comuni

Articolo pubblicato nell'inserto Chiamami Cittadino n.615/2009 del giornale Chiamami Città

La volontà di essere parte attiva dell’elettorato italiano ha portato tanti immigrati comunitari che vivono in Italia ad iscriversi sulle liste aggiunte per le elezioni europee e le elezioni comunali. Malgrado le perplessità che mi lascia il fatto che la legge italiana permetta ai cittadini europei residenti in Italia di eleggere i propri candidati italiani al Parlamento Europeo, ma non dà loro il diritto di eleggere i membri del Parlamento Italiano, alle recenti elezioni hanno espresso la loro scelta politica molti romeni. Lo hanno fatto non solo come
elettorato passivo, ma anche attivo in quanto sulle liste dei partiti che riconoscono pieni diritti agli stranieri che vivono in Italia o su varie liste civiche si potevano leggere anche “strani” nomi. Una dimostrazione che in Italia si crede
in una vera cultura dell’accoglienza e dell’integrazione che significa anche coinvolgimento politico di coloro che vivono in Italia ma hanno un’altra nazionalità. La partecipazione attiva alla vita politica di un paese di tutti quelli
che ci vivono significa condivisione dei valori democratici e compartecipazione attiva alla vita decisionale che rende più responsabili e più attenti. Insieme si collabora per fare e rispettare regole e leggi nell’ottica del detto “Si, a me interessa”. Dalle ultime amministrative in Italia sono usciti tre consiglieri romeni: a Padova, a Verbania e Marcellina.
Adrian Chifu, eletto nel consiglio comunale di Verbania, città al confine con la Svizzera, non è alle prime armi con la politica in quanto si era candidato a sindaco anche in Romania. In Italia lavora come socio di un’azienda edilizia.
I suoi connazionali lo hanno sostenuto pienamente e, in base alle preferenze ottenute (119 voti) nella Lista Civica, è il primo tra i candidati nel consiglio locale.
Nel Comune di Padova occuperà un posto di consigliere Nona Evghenie, laureata in economia internazionale a Bucarest, oggi tecnico gestionale in un grande gruppo bancario in Italia. Ha deciso di coinvolgersi politicamente
in Italia da poco tempo entrando a far parte del PD. Eletta con 330 voti, è stata appoggiata non solo dai romeni che vivono a Padova, ma anche dagli italiani che hanno creduto nelle sue capacità.
A Marcellina, vicino a Roma, c’è un’altra signora romena che ha conquistato un seggio nel Consiglio Comunale: Leontina Ionescu. Arrivata in Italia per amore venticinque anni fa, oggi si occupa di traduzioni e interpretaria-
to presso la Procura e il Tribunale. Nel paese di Marcellina si è fatta conoscere anche perché ha aiutato molti romeni che avevano problemi burocratici prima che la Romania diventasse membro dell’Unione Europea. Ha vinto con 160 voti grazie ad un appoggio non solo da parte della comunità romena, ma anche degli
italiani che la conoscono da molto tempo e apprezzano il suo coinvolgimento nelle problematiche della comunità.
L’impegno politico degli eletti romeni in Italia si vuole concretizzare in progetti pensati sopratutto nell’ambito dell’immigrazione. Difesa dei diritti degli immigrati, l’intensificazione degli scambi culturali, misure concrete per la buona
convivenza tra italiani e immigrati, l’organizzazione di corsi di formazione professionale e di lingua italiana, riorganizzazione della commissione degli immigrati, la costituzione di un osservatorio permanente per l’integrazione, la
promozione della conoscenza dei regolamenti statali per responsabilizzare gli immigrati spiegando loro quali siano i loro diritti e doveri, un maggior coinvolgimento e interessamento degli immigrati residenti alla vita politica del
paese come elettorato passivo e attivo sono alcuni degli obiettivi che seguiranno i consiglieri romeni nel loro impegno politico.

Banche senza confini

Articolo pubblicato nell'inserto Chiamami Cittadino n.614/2009 del giornale Chiamami Città

Finalmente la campagna elettorale 2009 è finita. Speriamo che per un po’ di tempo la caccia allo straniero, colpevole, secondo alcuni, del degrado delle città italiane finirà e si darà più attenzione alle problematiche economiche e sociali che richiedono soluzioni immediate.
“Consumate, consumate e consumate!” sembra essere lo slogan del momento. Anche se in molti si chiederanno come sia possibile far spese con il portafoglio vuoto. In questa società consumistica sono attori a pieni diritto anche gli stranieri che abitano in Italia e verso i quali mostrano sempre più interesse le società di telefonia mobile, le società creditizie, le società specializzate nel trasferimento di soldi all’estero, le banche. Dato il numero considerevole di immigrati in Italia essi rappresentano una fetta considerevole del mercato per i quali si sono creati strumenti speciali per l’accesso a beni e servizi. Per acquistare auto e moto, per arredare la casa, per comperare elettrodomestici e computer, gli immigrati in Italia usano sempre più i vari strumenti di finanziamento messi a disposizione da società come Agos, Unicredit, Banca Intesa, Banca Antonveneta, Compass. La stessa cosa è accaduta alle società di telefonia quando si sono accorte che l’Italia diventava sempre più multietnica. Sono spuntate così le “tariffe etniche”, le carte per telefonare all’estero, i piani telefonici per chiamare “a casa” a prezzi bassi. Wind, Vodafone, Tim e Tre si fanno concorrenza nell’attirare il cliente con varie offerte: “Call your country”,
“One Nation”, “ Welcome home”, “Super 0 Mondo”.
Agli immigrati che vogliono mettere radici in Italia acquistando una casa le banche hanno iniziato ad accordare mutui. Per facilitare l’iter di concessione del mutuo molte banche hanno distribuito brochure tradotte in varie lingue e hanno iniziato una collaborazione fruttuosa con i mediatori interculturali. C’è anche chi ha pensato all’apertura di filiali dedicate esclusivamente agli immigrati (UniCredit Banca nelle principali città italiane) con lo scopo di seguire meglio i clienti stranieri e di fornire loro informazioni precise su cosa vuol dire contrarre
un mutuo. Altre banche (Gruppo Intesa San Paolo) hanno creato i Multiethnic Point nei luoghi ad alta concentrazione di immigrati con lo scopo di eliminare le barriere linguistiche e culturali proponendo in maniera chiara e trasparente i propri prodotti.
Per attirare i clienti stranieri si è ricorso a campagne pubblicitarie in varie lingue sui giornali e sul web che puntavano sulla diversità etnica. Ci si rivolge all’immigrato mettendo nelle proprie pubblicità foto di gente dai tratti somatici
decisamente esotici e dicendo, per esempio: “Ora la tua patria è più vicina”, “Prestiti senza confini”, “Straniero? No problem, da noi sei il benvenuto”. Gli immigrati sono una risorsa per l’Italia anche dal punto di vista economico,
lo hanno capito anche loro, i grandi guardiani della finanza privata.

I clandestini danneggiano l’immagine dell’Italia, parola di ministro!

Articolo pubblicato nell'inserto Chiamami Cittadino n.613/2009 del giornale Chiamami Città
 
E’ difficile capire come mai l’Italia, un concentrato di bellezze architettoniche conservate da remoti tempi, di artisti famosi in tutto il mondo, di paesaggi mozzafiato spesso ritrovati come componente scenografica di tanti celebri film, la bella Italia con il suo mare e le sue cime innevate, con il suo buon cibo e vino
non è più una meta sognata da tanti turisti volonterosi di investire i loro risparmi annuali in una vacanza. Alcuni potrebbero pensare che gli alberghi in Italia siano fatiscenti o che i servizi offerti non siano all’altezza dell’aspettativa. Oppure che i prezzi siano troppo alti e una famiglia dovrebbe indebitarsi per una settimana in questo meraviglioso paese. Un’altra ipotesi che potrebbe far allontanare i turisti dal territorio italiano è che tante volte i siti web mettono a disposizione informazioni su un albergo o un servizio offerto, con tanto di foto
allegate, che si rivelano lontane dalla realtà nel momento dell’arrivo. O forse il noleggio di un ombrellone con due lettini ha un prezzo troppo salato rispetto al prezzo praticato in riva ad altri mari? Per non parlare del fatto che tanti posti in Italia sono sprovvisti della ormai indispensabile copertura internet tanto necessaria anche durante le ferie? O che prendere il taxi è diventato un lusso in Italia? Noleggiare una macchina una follia. I musei chiusi nei giorni festivi. I trasporti pubblici insufficienti.
La risposta è no, secondo il neo ministro Brambilla non c’è nessuna relazione tra queste ipotesi e la mancanza di turisti in Italia.
Il problema è che in Italia c’è un clima di insicurezza a causa della microcriminalità diffusa: scippi, furti, rapine. I responsabili di questa situazione sono sempre loro, gli immigrati clandestini. Gli immigrati clandestini sarebbero anche responsabili di un danno d’immagine arrecato all’Italia. Suppongo che il ministro del turismo abbia voluto giustificare, usando anche l’argomento del danno al turismo, la recente politica dei respingimenti in mare degli immigrati. Non esprimo giudizi in merito, però mi permetto una riflessione.
Premesso che l’immagine di un paese è soprattutto quella offerta negli incontri internazionali dai suoi rappresentanti e non dai clandestini rinchiusi in veri “campi di concentramento”, come definisce il nostro presidente del consiglio i Centri di Identificazione e Espulsione, mi chiedo: “Come mai la gente continua ad andare in Egitto, Yemen, Siria, Thailandia, Madagascar, Tunisia, Colombia, Turchia, Brasile, ecc, posti famosi per non essere proprio calmi e sicuri?”

Una società multietnica

Articolo pubblicato nell'inserto Chiamami Cittadino n.612/2009 del giornale Chiamami Città

La parola “multietnico” è stata usata molto negli ultimi giorni in relazione alla scelta del governo di riportare in Libia i barconi degli immigrati trovati nelle acque internazionali. Siamo venuti a sapere che il governo non ha intenzione di promuovere un’Italia multietnica e la cosa ha portato molti di noi a interrogarsi su cosa porterà tutto ciò.
Anche perché l’Italia multietnica è un dato di fatto e un valore aggiunto che non si può negare. Basta aprire la porta di casa e trovare un negozio cinese, proseguire per la strada e sentire profumo di kebab, andare avanti e trovare
bambini italiani, egiziani e sudamericani che giocano insieme a pallone. Nel parco, signore anziane in carrozzina vengono portate a spasso da signore russe e ucraine. I compagni di banco dei nostri figli arrivano dal lontano Pakistan. E’ una signora moldava che mi da una mano a pulire la casa. L’imbianchino era albanese, la società di costruzioni apparteneva ad un romeno. La ragazza che sfila in televisione arriva da Santo Domingo, l’insegnante di tai-chi è cinese, il professore di francese arriva dal Congo. In spiaggia compro bellissime collane
da un ragazzo indiano. Le fabbriche italiane sono piene di operai tunisini e marocchini. Al tribunale incontro una mediatrice culturale argentina. Nel parco vedo spesso un musulmano raccolto in preghiera, non mi sono mai permessa di disturbarlo per sapere di dove era originario. I miei migliori amici sono una famiglia mista: lui italiano, lei polacca. Tutte queste persone sono arrivate in Italia con un progetto di crescita personale e sono stati fortunati ad essere ben accolti. I vari governi hanno cercato soluzioni di integrazione dei nuovi arrivati e di buona convivenza con gli italiani. Per favorire la reciproca conoscenza si organizzano spesse cene etniche, rassegne di film stranieri, presentazioni di libri scritti da immigrati, ci sono associazioni di immigrati, giornali per gli immigrati, servizi per gli immigrati. Mi chiedo allora se non sia questa una società multietnica. Una società aperta all’altro, senza distinzione di razza, lingua, religione come sancisce la Costituzione italiana.
Mi auguro allora si tratti solo di un uso frettoloso di parole, mi aspetto una ritrattazione o almeno una barzelletta.

Nel mondo del web siamo tutti uguali

Articolo pubblicato nell'inserto Chiamami Cittadino n.611/2009 del giornale Chiamami Città 

Ormai il computer è entrato a far parte delle nostre famiglie e sembra che nulla si possa fare senza il suo indispensabile aiuto. Non è più un bene di lusso, neanche un oggetto usato da pochi, nemmeno un mostro davanti al quale non si sa cosa e come fare. Una conquista alla portata di tutti nel XXI secolo di cui l’Italia ha iniziato solo da poco a fare tesoro. Le misure di e-government
favoriscono l’innovazione e migliorano le modalità di relazionarsi tra la pubblica amministrazione e gli utenti. Però devono essere affiancate da misure di e-inclusion (alfabetizzazione informatica della popolazione, possibilità di accesso a internet per tutti, promozione della cultura della società dell’informazione) per non rimanere senza utilità pratica.
Dal 2007 anche il mondo dell’immigrazione italiana si confronta sempre di più con problematiche connesse alle nuove tecnologie. Con un semplice click si possono inviare domande di assunzione di cittadini extracomunitari, si possono avere informazioni sulla situazione di una domanda di assunzione e l’assegna-
zione di una quota. Una procedura semplice che evita le file agli Sportelli Unici, a disposizione di coloro che hanno un computer e un collegamento internet. Sono diventate ormai famose le Click-day che tante volte hanno mandato in tilt i server del Ministero dell’Interno a causa del numero elevatissimo di accesso in un determinato arco temporale. Un incidente di percorso che non ha scoraggia- to nessuno e che ha determinato la pubblica amministrazione a promuovere sempre di più l’utilizzo dell’internet nel risolvere pratiche legate all’immigrazione. Tanto che oggi il click è diventato necessario per le domande di ricongiungimento familiare o per le domande di assunzione dei lavoratori stagionali extracomunitari. In più, tante province, questure, comuni si sono adoperati a mettere a disposizione degli immigrati tutte le informazioni
necessarie riguardanti il soggiorno in Italia attraverso numerosi siti e portali web. Sono molti gli immigrati che utilizzano la rete come fonte di informazione, come strumento di lavoro, di ricerca lavoro, come strumento di comunicazione con i propri cari rimasti in patria. Ci sono forum di immigrati dove si cercano
spesso soluzioni a problemi comuni. Si prov a non escludere nessuno e in aiuto a coloro che non dispongono di un PC e di un collegamento internet sono corsi in aiuto i sindacati, il patronato, numerose agenzie che assistono nella compilazione delle varie pratiche. In più, molti enti hanno iniziato ad organizzare corsi di informatica di base per immigrati. Perché un immigrato non deve solo conoscere la lingua del paese ospitante, ma deve anche avere la possibilità di acceso a tutte le informazioni riguardanti il paese dove ha deciso di vivere.
Certamente il problema dell’alfabetizzazione informatica non è solo un problema degli immigrati, ma riguarda anche molti italiani.
I corsi di utilizzo del computer potrebbero essere un’occasione di incontro e di comune sforzo tra italiani e immigrati.