lunedì 4 novembre 2013

Una società multietnica

Articolo pubblicato nell'inserto Chiamami Cittadino n.612/2009 del giornale Chiamami Città

La parola “multietnico” è stata usata molto negli ultimi giorni in relazione alla scelta del governo di riportare in Libia i barconi degli immigrati trovati nelle acque internazionali. Siamo venuti a sapere che il governo non ha intenzione di promuovere un’Italia multietnica e la cosa ha portato molti di noi a interrogarsi su cosa porterà tutto ciò.
Anche perché l’Italia multietnica è un dato di fatto e un valore aggiunto che non si può negare. Basta aprire la porta di casa e trovare un negozio cinese, proseguire per la strada e sentire profumo di kebab, andare avanti e trovare
bambini italiani, egiziani e sudamericani che giocano insieme a pallone. Nel parco, signore anziane in carrozzina vengono portate a spasso da signore russe e ucraine. I compagni di banco dei nostri figli arrivano dal lontano Pakistan. E’ una signora moldava che mi da una mano a pulire la casa. L’imbianchino era albanese, la società di costruzioni apparteneva ad un romeno. La ragazza che sfila in televisione arriva da Santo Domingo, l’insegnante di tai-chi è cinese, il professore di francese arriva dal Congo. In spiaggia compro bellissime collane
da un ragazzo indiano. Le fabbriche italiane sono piene di operai tunisini e marocchini. Al tribunale incontro una mediatrice culturale argentina. Nel parco vedo spesso un musulmano raccolto in preghiera, non mi sono mai permessa di disturbarlo per sapere di dove era originario. I miei migliori amici sono una famiglia mista: lui italiano, lei polacca. Tutte queste persone sono arrivate in Italia con un progetto di crescita personale e sono stati fortunati ad essere ben accolti. I vari governi hanno cercato soluzioni di integrazione dei nuovi arrivati e di buona convivenza con gli italiani. Per favorire la reciproca conoscenza si organizzano spesse cene etniche, rassegne di film stranieri, presentazioni di libri scritti da immigrati, ci sono associazioni di immigrati, giornali per gli immigrati, servizi per gli immigrati. Mi chiedo allora se non sia questa una società multietnica. Una società aperta all’altro, senza distinzione di razza, lingua, religione come sancisce la Costituzione italiana.
Mi auguro allora si tratti solo di un uso frettoloso di parole, mi aspetto una ritrattazione o almeno una barzelletta.

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